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La maggior parte di Voi, nella sua ricerca storica familiare, aggiunge spesso l'aggettivo " nobile", lo vedo dal mio contatore visite, mi perdonerete se cio' mi fa' sorridere, immagino quante delusioni nello scoprire che non ci si puo' fregiare di nessun emblema, ma sappiate che forse qualcuno dei vostri avi, anche se non nobile, puo' essere comunque stato un eroe che ha dato la vita nella difesa di Trieste, e non mi pare poco.

Non sono presenti tutte le famiglie menzionate nei documenti, ma solo quelle, e non sono poche, che lo sono maggiormente e con maggiori dettagli.

il cognome che portate, quasi sempre, rende palese la vostra provenienza, spesso ben piu' antica di quello che pensate e di tutt'altro luogo in cui la vostra famiglia per generazioni ha vissuto, non date mai per scontata la vostra origine, solo chi seriamente studia l'argomento, puo' darvi una risposta, ma a trovarlo ......

 

 statuti trieste1318 - Statuti di Tergeste - ordine di fare ogni anno un grande libro in cui annotare gli abitanti ......
I cognomi, come pure i nomi, subiscono spesso dei mutamenti dovuti allo scrivente delle varie epoche, cioè alla sua personale interpretazione del suono fonetico e alla grafia del tempo (un tedesco: alla tedesca, un veneto: alla veneta, un laureato italiano: alla latina, ecc...) ciò avviene sia nel medioevo che nelle Coscrizioni del 1700, per cui troviamo varie versioni scritte della stessa famiglia, in alcuni casi (i più antichi) c'è la versione latina che mano a mano si trasforma (es : Rubeis - Rossi). Nel popolo poi, numerosi sono i casi in cui come cognome troviamo il mestiere (es:Zuan marangon, Bartolomeo pettenar) oppure la provenienza (es:Antonio furlano, Tomaso de Riçmagna, Ans todesco) o ancora il soprannome, che spesso è un vero e proprio nome diverso,e nel tempo prenderà il posto del cognome originale, uno dei casi più famosi, sono i Villani di Firenze, che trasferitisi da Gemona a Trieste attorno al 1300, si tramuteranno in Bachino, a causa del soprannome dato a Domenico {NB : esisteva a Firenze una fam. Bachino }, i Montecchi che dopo la nomina al Comune, diventano Cancellieri, o i Callolli che diventano poi Ancona, loro luogo d'origine, Martino di Corgnal detto Traunar, oppure quelli che erano Suppani delle ville (capi di un paese) e che prendono poi cognome " Supan - Zupan ", per quanto riguarda i nomi, e la loro trasformazione, un piccolo esempio: il nome "Giovanni", nel 1200, lo troviamo come Johannes- is,(forma latina) poi diventa Zuan o Giuvan, e per finire Giovanni, oppure Mingolo o Mingulo ovvero Domenico, o Jacomo- Jacobo che diventerà Giacomo, Alvise ovvero Luigi.
Una particolarita' era certamente il nome proprio, la gran parte di questi oggi non ne rimane neppure traccia, ma allora erano in gran voga, Antonello, Artuico, Baldassarre, Bertolomeo, Berton, Blasio, Cadolo, Cristoforo, Daniele, Erasmo, Ermacora, Franzono, Florin, Georgi o Juri (Giorgio), Grigor, Hieremia, Hieronimo, Jacobo, Justo, Lappo, Lorenzo, Manfeo, Marco, Martino, Mathia, Michel, Mingulo, Nasinguera, Nedelo (Domenico), Peter, Pietro Pollo (Pietro Paulo), Rantulfo, Taddeo, Toma o Thomas, Vido-Vitale, Volzina, Zantulo, Zorobabello nel '200 era anche molto in uso : Triesto o Tergestolo, solo nel tardo 1400 appaiono le forme del doppio nome (Johanne Baptista, Johanne Maria ecc...), le donne del medioevo invece : Allegranza -Amorosa- Argentina- Bella- Bellissima- Belfiore- Benamata- Biancafiore- Buona- Contessa- Druda -Fiordelisa- Fiordicampo- Fioricarda- Fiorenza- Floraspina- Frixa -Graziosa- Jsalgarda-Liabella- Portafiore- Rallegralcore- Rosanata- Smeralda- Stella- Tarsia, Alda, Betta (Elisabetta), Nicolotta o Colotta, Pasqua, Cordia, Bionda, Eufrasia, Domenica, Darda, Fumia, Benvenuta, Pasotta, Donada, Katarina, Magdalena,Tadea, Rienda, Nicolosa, Oretta, Brigida, Garda, Vinturina, Frida, Eufemia, Santa, Fina, Zurmia, Spella, Ignera. Altra particolarita', erano sicuramente i nomi di impronta slava : Brate, Druxe, Franze, Gerse, Heler, Jancho, Janze, Jerney, Latcho, Lemxe , Machne, Marinze, Mavero (Mauro), Miclau (Michele), Mixe, Mocoro, Perxe, Primos (Primo), Rado, Stojan, Tomez, Vorixe, Xeino, ecc... al femminile : Chersa, Dempxa, Donza, Dragam, Drafoycha, Jelche, Jema, Majdina, Nedelcha (Domenica), Sorche, Vidocha ecc... una menzione particolare anche ai nomi degli abrei presenti a Trieste nel medioveo : oltre ai diffusi Daniel, David, Abram, Jassach, Salomon, anche Jachel, Craxer, Moysis, Zimelino, Libermani, Mandolino, Samuel, Bonaventura, Leone, Grasino.
Alcuni cognomi sono presenti gia' nel medioevo con varie forme, quelli diciamo non latini, a causa della difficolta' dello scrivente nel trascriverli, subiscono modifiche che in qualche caso, saranno sostanziali, tra '600 e 700 le forme slave finali in < ch > * si traformano alla tedesca in < g > o < tz >, muteranno poi anche in < c > o < z >, ad alcuni cognomi viene aggiunta una < i > finale. Le maggiori modificazioni sicuramente si sono riscontrate in tutti quei cognomi che indicano la provenienza, vd. : Vicentini, Visentin, o ancora di piu' con Hrovat, Hrvat, Croato, Crovato, Crovatin, e moltissimi altri ancora, altra modificazione a cui si assiste sono le forme accrescitive o diminutive, dovute probabilmente a personaggi della stessa famiglia ma di piccola o grande taglia, cio' dara forma a dei rami interi che si diversificheranno dal ramo originale. La cosiddetta particella nobiliare < de >, molte volte sparisce e poi ritorna (tra il '700 e '800 ce ne sono poche), e molte altre indicano esclusivamente la provenienza (es: de Pordonon) o la discendenza (es: Johanne de Marco, ovvero il padre), solitamente per differenziare il nobile o l'agiato, dal popolano, usavasi la forma di ser o messer davanti ai nomi, Domino per indicare l'eminenza, da sfatare la leggenda che vuolsi che i de minuscoli siano sinonimo di nobiltà, infatti anche i non nobili portavano un < de > minuscolo. Altra particolarità dovuta alla forma dialettale del tergestino, e' senz'altro la < Ç > che viene soppiantata attorno al '500 giustamente dalla < Z > (in friulano ancora oggi, si legge pero' dolce - es : çiasis = ciasis ) , vi e' poi la < J > iniziale (preponderante nel medioevo) che erroneamente verrà modificata in < G >, infatti sarebbe stata piu'giusta la trasformazione in < I >, in quanto e' il suono che voleva rappresentare (esempi nel latino, tedesco e nello slavo), il cio' e' dovuto al fatto che i notabili del Comune, maestri di scuola ecc.. , venivano dal resto d'Italia ( quasi sempre dall'Emilia Romagna ), che usava grafia diversa dalla nostra; inoltre per indicare la < C > dura (es: cane) la grafia aggiungeva una < h > (es: chane), la < K > era quasi inesistente, usata solo nei nomi chiaramente tedeschi, la < V > e la < W > saranno usate spesso indistintamente per lo stesso personaggio, attorno al 1500 scompare anche dagli scritti la < X >, suono tipico dialettale ancora in uso nel parlato (xe' = e' - verbo essere), lettera presente nell'alfabeto greco e cirillico, ma con suono diverso (kh) e non presente nello sloveno.

Una grossa fetta di popolazione nel medioevo, non viene citata mai con un cognome, ma assieme al nome proprio, sempre con la localita' di provenienza ; trivixan, de Venezia, veronese, vicentini, de Saco (pieve di Sacco), bergamasco, se dal Friuli, quasi sempre : furlan, dall'Istria : cavrisan, de Giutinopoli, de Insula, ecc... Egualmente avviene anche per la maggior parte della popolazione slava dell'altipiano carsico . di Bisoiza, de Prosecho, de Svonicho, de Rizmagna, de Repen, ecc ... cio' fa si, che di una moltitudine di persone citate, e sono davvero tante, non sappiamo il cognome d'origine e neppure se nel tempo ne adottassero uno, molte di queste famiglie, potrebbero essere di gran lunga piu' antiche di cio' che si crede oppure appartenere a quei gruppi aggregatisi nei secoli posteriori, va' detto per inciso, che la gran parte dei vecchi abitatori delle lande carsiche, si fregiano gia' di cognome nel 1300, altri avevano gia' adottato il soprannome ad uso proprio, altri l'avevano gia' slavizzato. E' certo che fosse in uso di certi coloni che lavoravano la terra e curavano le mandrie dei vari tergestini, la gran parte slavi, assumessero il cognome del loro padrone.
NB ; le localita' di provenienza, sono sempre nella forma antica, Lubiana e' Laibacho, Rimini e' Arimino, Chioggia e' Cloza, Muggia e' Mugla, Bononia e' Bologna, Ragusa (in Dalmazia) e' Ragusio, Zara e' Jadria, Zagabria e' Isagreb, Cilli o Cil e' Zelje ecc ...


* i cognomi slavi
la gran parte dei cognomi riscontrabili nel territorio ancora oggi, porta la desinenza < ch > leggesi < ci >, la quasi totalita' di provenienza croata, quella desinenza finale indica la forma di < figlio di > quella che latini scivevano col < quondam > per semplificare : Stefancich = figlio di Stefano, ma altri cognomi che in epoche antiche avevano desinenza finale < ch >, ovvero croati o serbi (che usano la ć ), vennero man mano trascritti con grafia slovena ovvero < č > , insomma come si direbbe oggi, vennero slovenizzati. Dovrei qui parlare delle forme grafiche dello slavo (sloveno-croato-serbo/croato-glagolitico-cirillico ecc ...), quelle che indicano il tipo di pronuncia puntualmente sbagliata dai non-slavi, per farlo dovrei addentrarmi nella storia delle varie lingue slave e dei tipi di alfabeto, ma non essendo io un esperto e considerando l'ampia materia in questione, consiglio coloro che ne fossero interessati, la ricerca nel web, esistono moltissimi siti anche tradotti in italiano che ne parlano ampliamente
NB, nel medioevo ,nomi, cognomi, e nomi di citta, stati ecc... non erano mai maiuscoli,non era usata questa forma, che apparira solamente molto piu tardi, inoltre la grafia sino al tardo '500, usava le abbreviature latine, che in molti casi erano personalizzate, anche negli scritti in forma dialettale del '400, una delle più frequenti inerente ai nomi, è Franc°, tradotto da tutti come Francesco, se ciò fosse vero, cosa del quale io dubito, si potrebbe dire che non esistesse, se non in tarda epoca, il nome Franco. Dalla serie dei doc. della Biblioteca Civica, dopo l'estrapolazione dei nomi, si desume che gran parte della popolazione della città fossero ex abitanti dei dintorni, spesso con un nome chiaramente slavo, forse servi della gleba emancipati, faranno casa in città, e avranno terreni e case, alcuni assumeranno cariche nell'ambito del Comune. Mancando quasi totalmente, i doc. tergestini antecedenti al 1300, tranne alcuni del Capitolo della cattedrale di s. Justo, e del monastero di san Benedetto, nella ricerca mi sono avvalso anche di ricerche dai doc. di Venezia, infatti molte delle fam. lì viventi , erano in origine abitanti di Trieste, trasferitisi per le ragioni più disparate (banditi dalla città, commercio,epidemie,matrimonio ecc...). Venezia ha mantenuto doc. originali antichi, in quanto non essendo mai stata spogliata, ma avendo essa stessa spogliato archivi, nei territori da lei conquistati (ad ogni città conquistata venivano rubati gli Statuti, e tutto ciò che era di valore) - gli scritti veneziani vanno però ben ponderati, vanno ricordate alcune cose essenziali, Trieste è per certo molto più antica della città lagunare, che venne fondata da esuli scampati alle invasioni barbariche, dal Friuli, Istria, e anche da tergestini, inoltre esiste già dagli inizi degli scritti una forma di nazionalismo, secondo cui tutto parte da Venezia, e non viceversa, infatti in alcuni libri delle nobiltà venete, quando si tratta di triestini, i commenti sono alquanto pesanti (avari, ladri, pirati, testardi, duri, poco importanti ecc), i triestini saranno sempre la classica spina nel fianco di Venezia, un Giustiniani, generale delle armate veneziane, scrisse al Senato veneto ; radiamola al suolo, cosi' diamo fine a questa ribelle, e non ne sentiremo piu' parlare. Ancora nell'800, i rancori non si erano assopiti, era infatti divieto ai veneziani di commerciare con Trieste, chi lo fece ne pago' le conseguenze, i giornali stampati a Venezia censuravano le notizie che riguardavano traffici, avvenimenti, notizie economiche e assicurative dell'atavica nemica, diventata un ricco e florido porto.

La ricostruzione cronografica di una famiglia, non è certo cosa facile, infatti sussistono varie omonimie (molto usato nel medioevo tramandare i nomi), tra gli stessi viventi della famiglia, ciò può comportare grossolani errori nella ricerca, se non si ha una quasi completa documentazione ( in alcuni casi fortunati, la distinzione viene fatta con la dicitura "el zovene" o "el vechio"o l'abbreviatura latina indicante" figlio di .."), inoltre le stesse si dividevano in vari rami, dove spesso le forme di parentela si confondono, sopra tutto tra le famiglie più numerose (vd. Bonomo), per non parlare poi quando qualcuno di questi rami familiari si sposta di città, per non creare più confusione , ho riportato i vari nomi divisi, anche se poi potrebbero trattare della stessa persona, a complicare il tutto, le donne rimaste vedove si risposavano anche varie volte, spesso procreando con tutti i mariti, per cui i figli della stessa madre, portavano però cognomi diversi, ma magari nomi uguali. Una delle note fastidiose più soventi in cui mi imbatto, è l'affermazione da parte di molti storici, secondo cui i triestini, non fossero stati grandi letterati, infatti nel medioevo non ci sono (o si sono perse le documentazioni)1, figure eminenti, và però ricordato che le Università a quei tempi, o si trovavano in territorio nemico (Padova, dopo la sua occupazione delle armate veneziane) o lontane (Bologna) e solamente pochissimi se lo potevano permettere, inoltre la città era sempre in guerra con Venezia e con l'Istria, per cui c'era sempre bisogno di difenderla, e a quei tempi, i nobili e popolani combattevano e morivano sul campo a difesa della loro città, Venezia invece usava eserciti mercenari.

Come noterete certamente, nell'elenco non sono presenti molte di quelle famiglie note, che comunemente si credono triestine, ma che invece giunsero in questa citta', solamente dopo il 1800, di alcune di esse poi giunte agli allori, genealogie e storia sono facilmente rintracciabili in ricerche pubblicate, articoli di giornale o altro

1 - non sappiamo se non ci furono invece scrittori, poeti, pittori o artisti di fama, ricordate che ad ogni occupazione a cui la citta' venne sottoposta, tutti i suoi beni di valore, tra cui i libri, vennero depredati, tanto che e' mia ipotesi, che molti di essi vennero abilmente manomessi dagli scriba del tempo, e sopratutto a Venezia, per spacciarli per propri. L'uso di cancellare le antiche pergamene, per poi riscriverle, era in uso anche a Tergeste, solitamente quando mancava la carta, infatti molte di esse, se viste accuratamente con la lampada di Wood, lasciano trasparire a tratti, lo scritto antecedente ma spesso illeggibile a causa della sovrapposizione.

 

La lista che vi accludo, è l'elenco di famiglie notabili (nobili, notai, ricchi commercianti, banchieri, con alte cariche militari, ecclesiastiche ecc…) ma anche della borghesia e del popolo, alcune di essetriestestoria di g.l.sono presenti a Trieste dal 1200, ovvero da 800 anni, e possono ben vantarsi l'antichissima origine, molte invece si sono totalmente estinte e di loro ci rimangono solo poche note sui libri del comune. Le notizie sono tratte dai vari documenti del comune: tasse, multe, dazi, paghe, atti processuali (banco del Maleficio), atti notarili privati e pubblici, diplomi imperiali, cariche e onorificenze, dispacci, ecc ecc …, tutto più facile, dal 1735, con la prima coscrizione ufficiale [NB: non fù esattamente la prima, infatti nel 1346 e l'agosto 1350 ce ne furono 2 (Liber Camerari vol. 2°-p. 152b), e attorno al 1500 ce ne fù un'altra, ma purtroppo non ce ne rimane traccia, tranne che per la notizia, sui libri dei Camerari dalla quale oltre che ai cognomi degli abitanti e i loro mestieri, possiamo anche ricavare il loro luogo di ultima provenienza, và ricordato che però non sempre il suddetto luogo sia il paese d'origine, infatti attorno al 1200, vi fù per esempio una trasmigrazione di toscani per i più disparati paesi,ad esempio i Villani (poi Bachino), che si trasferirono da Firenze a Gemona, e nel '300 si trasferiscono a Trieste, o i Soldaneris che poi si sposteranno in Friuli, come vi furono dei veneti, degli abitanti delle Marche e ancora dei toscani, che si trasferirono in Istria e in Dalmazia. Per ciò che concerne la città di Trieste, vi furono anche nel suo caso varie trasmigrazioni, dovute, agli inizi, dall'arrivo delle orde dei barbari, poi dalle incessanti guerre contro Venezia e l'Istria, causa le epidemie di peste e colera, sommosse popolari ecc...Una piccola parte si spostò nel territorio veneto, per questioni di convenienza, commercio e altro, più avanti la maggior parte, verso l'Austria, Postumia-Lubiana e verso Fiume, attorno al 1600/700 per merito dei Privilegi della corona che esentava dazi e altre gabelle ai triestini e' certo che qualche famiglia di commercianti locali, per convenienza si spostassero nel regno di Napoli e quello di Sicilia, mi risulta che siano ancora presenti i loro cognomi in quei siti, per lo stesso motivo, da quelle zone, alcune famiglie trasmigrano a Trieste.
Và ricordato, che tranne per alcuni scritti dello Jenner (da prendere con le molle), non sono mai state fatte delle ricerche approfondite in merito alle famiglie triestine (sino al tardo '800, considerate austriache), per cui neppure gli antichi scrittori che fin qui hanno scritto delle famiglie italiane, erano e sono all'oscuro di interi rami qui trapiantati, che dire poi di quelli che ebbero proprio qui' origine. Alcuni scrittori odierni, si sono cimentati in favolistiche storie delle famiglie di Trieste o copiando madornali errori degli storici del '800, o partendo da secoli ben documentati e di facile lettura, insomma ... libri da buttare. Dai nostri documenti traspare chiaramente, che i tergestini che si trasferivano in epoca medievale in altre citta', sopratutto Venezia, Muggia o altri domini della Serenessima, perdevano la cittadinanza di nascita e venivano menzionati come cittadini della citta' in cui vivevano, cio' non era sempre legato ad un fattore di condanna al bando, ma anche al semplice trasloco dovuto a matrimonio o commercio, ma le leggi tergestine erano chiare, chiunque se ne andasse e non mantenesse almeno una casa nella sua citta', perdeva tutti i diritti e diventava un forestiero

triestestoria.altervista 

patriziato e nobilta'
triestestoria di g.l.a precisazione: nella repubblica italiana dal 1948 sono decaduti tutti i titoli nobiliari (vd. >> ), ma ... sappiamo bene come vanno le cose ... Esistono molti libri e siti web, dove visionare lunghi elenchi di famiglie nobili italiane e non, le fonti sono quasi sempre le stesse, e in alcuni casi, inaffidabili ! Scambi di famiglie omonime, origini nebulose o prive di documentazioni, spesso per sentito dire, errori madornali di lettura (il Kandler trascrisse un Dominicus in Dominis, trasformando un nome in un cognome), tradizioni in piccoli paesi che tramandano la famiglia piu' ricca per nobile, insomma .. un bel guazzabuglio, in definitiva di veri ex nobili non ce ne sono poi tanti, e che dire degli scudi araldici, spesso fatti su misura a richiesta, e a pagamento, ancora oggi, tanto gli allocchi ci cascano sempre, se verificassimo tutti quelli che si spacciano per nobili, ne vedremmo delle belle. Eppure, nonostante tutto, le famiglie nobili esistono ancora, oltre agli stati nella forma di regni, anche nelle piccolissime repubbliche, da s. Marino al Lussemburgo ecc ... e se componenti di queste famiglie vivono in altri paesi, mantengono comunque la loro carica nobiliare. Non mi risulta che a Trieste vivano ancora rappresentanti delle antiche e nobili famiglie tergestine, la quasi totalita' oramai estinte, per certo il ramo dei Marenzi trasferitosi a Vienna e' ancora la' vivente, sembra che un Burlo viva in America, delle altre casate sussistono dei discendenti che pero' non possono vantare titoli.

Nel medioevo, al tempo del dominio vescovile, lo stesso vescovo (principe) concedeva titoli nobiliari, spesso con predicato che era qualche suo castello del Carso, dato in affitto, il vescovo concedeva anche il <tabellionato> ovvero il diploma che concedeva di professare il notariato e anche di creare notai. Come in gran parte delle citta'-comune, libere da Signorie, nacque anche a Trieste il patriziato, relegato agli eletti nel Consiglio cittadino, che ad imitazione di quello veneziano, tenteranno la <serrata>, la cosa non riuscira' per molto, la dipartita dei membri piu' anziani, portera' all'assottigliamento delle file, e costringera' nuove elezioni, nonostante risse e rivolte, tra i plebei. Dopo la dedizione alla casa d'Austria e all'avvicinamento alle Corti imperiali, nei secoli furono davvero tanti i triestini che vennero elevati a cariche non piu' solo comunali, ma anche imperiali, conti palatini, baroni, conti, familiari dell'imperatore, maniscalchi, cavalieri, egualmente vari nobili tedeschi risiederanno in citta' sino ai primi del '900. I triestini nobili , vennero tutti elevati con diplomi imperiali (Sacro Romano Impero) o dagli imperatori d'Austria, ma quasi sempre da un Asburgo, la gran parte delle loro famiglie si estinse prima del 1918, quelle che sopravissero, quasi sempre di origini tedesche, non aderirono alla nobilta' italica ma si ritirarono a vita privata o si traferirono.
Tanto per precisare ulteriormente, il titolo nobiliare ma anche quello di patrizio, quasi mai, viene concesso per ereditarietà ai discendenti, più spesso, a singoli personaggi di una famiglia distintisi per vari motivi, alcune famiglie triestine però, se ne possono vantare (anche i rami femminili); i Marenzi , i Giuliani, un intero ramo della famiglia de Bonomo, i Bajardi verso il 1800, dei Francol il ramo che muta in Francolsperg, i Petazzi, gli Stella. Altre famiglie giungevano a Trieste con la qualifica di nobili riconosciuti nel paese d'origine (Venezia, Firenze, Milano, ecc..), il titolo gli veniva riconosciuto anche quì. Ricordo che a Venezia il titolo nobiliare si comprava, e a caro prezzo, lo scandalo dei titoli venduti dal Senato fù denunciato dal Sanudo, ma come vuolsi, lui venne allontanato dalle cariche cittadine, e tutto continuò come prima, come vedete, la pseudo-Repubblica era una copia dell'Italia di oggi.

La nobilta' triestina, non venne mai riconosciuta dal regno d'Italia, forse anche perche' fu' sempre considerata austriaca, e visto i tempi ....

Le "armi" o meglio gli scudi gentilizi e i simboli nobiliari, piu' sono semplici nel disegno, piu' sono antichi, piu' sono elaborati, piu' sono recenti, attenti ai siti che vi promettono la ricostruzione di una vostra eventuale fonte nobile (a pagamento s'intende), non fatevi prendere in giro, spesso giocano con le omonimie.

 

famiglie triestine 

pagina dello storico de Jenner con i suoi studi sulla famiglia Pomo (Archivio Diplomatico)

Dalle documentazioni giunte fino a noi, estrapolando i nomi e cognomi (quando ci sono), scopriamo che nel 1300 la popolazione cittadina era composta da una ricca borghesia, all'incirca un 35%, già presente da prima, alcuni erano di origini friulane, lombarde e venete, un altro 35% era composto da popolazione di origine slava ma già dimorante nel circondario da secoli poi traslocati in città per comodità, spesso operai e artigiani, alcuni anche benestanti, un altro 20% erano slavi giunti da varie parti (oggi Slovenia-Croazia), nel restante 10% abbiamo ebrei, ricche famiglie toscane, emiliani, pochi in verità sono sia i tedeschi, che gli istriani e alcuni ungheresi. Tranne i già menzionati toscani, non esistono se non per qualche singolo caso famiglie provenienti dal resto d'Italia sotto L'Emilia Romagna, la cosa continuerà sino alla metà del 1700 quando con la nascita del porto franco arriveranno genti da tutte le parti del mondo

NB : chiunque abbia un tempo o, oggi quantifichi il numero della popolazione vivente a Trieste, dall'epoca romana, per tutto il medioevo e sino a tutto il 1600, parla a vanvera, senza cognizione di causa, NON esistono documentazioni che comprovino tali asserzioni, frutto solo di ipotesi personali, senza nessuna base solida ! non fatevi prendere in giro, potrei dirvi che nel 1200 Trieste aveva 1000 abitanti o 20mila e avrei sempre ragione, dimostratemi il contrario, se potete

famiglie 1775 Tognana 

parte di una pagina della coscrizione pubblica di Trieste del 1775 operata dal Tognana

 

popolazioni 

da notare come nel 1921 dopo l'occupazione italiana, la popolazione di lingua italiana sia aumentata di piu' di 100mila unita', mentre le minoranze subiscono un drastico calo, sistema tipico dei paesi colonialisti, importare genti per creare il sub-strato di appoggio politico

NB : da altra fonte trovo che la popolazione di Trieste ammontava a :

1900 - 176.000 abitanti

1913 - 247.000 abitanti

esiste comunque nell'archivio un censimento cittadino dei primi anni del 1900 che ho visto, ma non consultato

I cognomi vengono riportati come trovati scritti nei vari documenti, con le varie versioni, infatti alcune famiglie oggi, portano un cognome che non è lo stesso dell'originale, altre invece per errori di trascrizioni, i comunali italiani giunti dopo il 1900 non avevano nessuna idea della fonetica slava, alcuni ancora oggi. Piccola nota per i non avvezzi alle forme di scrittura slave, la " C " viene letta Z, esempio : Basovica leggesi Basoviza - la " u " di certi cognomi è un errore grafico, doveva essere V, esempio : Daneu è in verità Danev - la " š " si legge SC (come sci) - la " J " finale non si legge - " ij "si legge come una i sola, in taluni casi troverete tra due vocali la " j " considerata nello slavo una consonante, viene inserita in quanto la lingua non permette l'incontro di vocale ecc.... le lingue slave abbondano di suoni che vengono determinati da segni grafici sulle varie lettere, documentatevi prima di fare errori madornali come certi giornalisti a ulteriore precisazione, molti dei cognomi del cosiddetto Altopiano carsico, oggi in forma slovena, in realta' originariamente non lo erano, attorno al 1400 varie famiglie cittadine si spostano dalla citta' ai paesi attorno, ipotizzo a causa dei terreni che ivi possedevano, anche se sembra alquanto strano: Col tempo verranno assimilati dalle forme slave in uso, cosi' modificheranno sia il loro nome che lo stesso cognome, adottando appellativi con cui venivano chiamati, tra i casi piu' lampanti ci sono i Bevilacqua tradotti in Vodopivez, i de Daniel tradotti in Daneu, sino ai bresciani che in epoca medievale venivano detti "de Brischia" (Brescia) e col loro insediamento crearono il villaggio di Brišče, e via molti altri ancora

Nonostante le notizie siano tutte documentabili, certe convinzioni sono difficili da cambiare, ecco perchè devo spesso combattere con un Furlani che crede non sia la stessa famiglia dei Furlan, chissà perchè una " i " o altre forme di modifiche, fanno credere di essere filoni di chissà che altre famiglie, quasi sempre "nobili" o comunque cavalieri rinomati, già, tutti lo vorrebbero essere, peccato che non sia così. In alcuni poi, è bastato che un nonno abbia detto loro di discendere da un casato, magari per inorgoglire il nipote, balla spaventosa, ma radicata, che le parole del vecchio vengono prese come un vangelo, io rispondo così : a ognuno il suo!

italianizzazione dei cognomi di Trieste

dopo l'occupazione di Trieste nel novembre del 1918, e la seguente nascita del fascismo che porto' ad una forzatura dell'italianizzazione imposta del territorio, si inizio' alla sistematica trasformazione dei cognomi originali che non fossero chiaramente italiani, ed erano tantissimi a Trieste, in qualche caso con minimi cambiamenti, aggiunta di vocale alla fine, cambio della K in C, qualche caso di traduzione, scompaiono le ch finali, ma a taluni vengono completamente trasformati i cognomi. Le modifiche apportate, creano non pochi problemi alla ricostruzione genealogica di una famiglia, persone giunte magari alla fine '800 primi '900, con il cambio di cognome si ritrovano a portarne uno di qualche antica famiglia gia' presente da tempi immemori, confondendo i ricercatori. Grazie alla pubblicazione in rete delle Gazette ufficiali del regno, tra il 1927 e il 34, sono riuscito a individuare moltissimi di coloro che ancora oggi portano un cognome diverso, dalle note si evince anche che anche i nomi vennero mutati in forma italiana, non credo che tutte le mogli si chiamassero Maria, e cognomi chiaramente slavi, greci o tedeschi, dubito avessero nome latino.
Questa cancellazione d'identita' fu' effettuata anche in massa in Istria e Dalmazia, prossimamente aggiungero' gli elenchi anche per questi
Naturalmente la forzatura venne effettuata anche sui toponimi antichi, cambiati i nomi delle vie, scuole, teatri, cinema ecc....

vedi anche fondo pagina

 

identikit del tergestino antico

triestestoria di g.l.

rappresentazione del tergestino
dagli Statuti cittadini del 1350

ma chi era il tergestino del medioevo? com'era? cosa faceva? come viveva?

lo Statuto del 1318, ci dice che diventava adulto a 14 anni, e le femmine a 12, dalle altre documentazioni in nostro possesso, scopriamo che aveva un caratterino piuttosto .... oggi diremmo, infiammabile, per un nonnulla si scaldava subito, non tollerava lo si guardasse male, o almeno lui così si giustificava nelle deposizioni processuali, pronto subito alla rissa e a brandire un arma, manesco, indisciplinato, superbo e orgoglioso fino all'esagerazione, istintivo, determinato, nottambulo, commerciante, navigatore, sempre ben vestito, anti-veneziano a oltranza, ma anche contro tutti coloro che tentavano di limitare la sua libertà, e' nota la risposta del popolo tergestino quando Venezia volle imporre alla citta' di issare la bandiera della Serenissima, la presero, la strapparono e la calpestarono, e senza timore reverenziale, decisero per la guerra, non amava i preti, tranne prima di morire, legato alla tradizione e alla città che considerava la sua patria, pronto a morire per difenderla, libertino (ma lo erano anche le donne), grande viaggiatore, era longevo se non fosse che a cicli continui avesse dovuto combattere una guerra, ma anche generoso, molte famiglie avevano almeno un bambino adottato, nonostante i figli non gli mancassero, ed erano considerati come propri, nel testamento lasciava tutto ai figli ma con la clausola, che la moglie potesse vivere e usufruire dei beni sino alla morte, tranne in caso si risposasse (caso frequente che comportava grandi dispute ereditarie), generoso , non mancano casi in cui fornisce la dote di matrimonio anche a delle sue dipendenti, o regala terreni ai suoi coloni, nei testamenti non mancano lasciti per sfamare i poveri, è probabile fosse di costituzione robusta, era sempre di sangue misto, nella famiglia gli incroci non mancavano mai, insomma ... un tipino da prendere con le molle ! ne sapevano qualcosa i veneziani.
Ai forestieri non bastava vivere in citta', per dichiararsi tergestino, oltre che possedere una casa, bisognava esser residenti per un periodo di tempo, poi farne richiesta scritta al Consiglio maggiore che la vagliava (vd. Codice Dipl. istriano- richiesta del Renck), cio' era di regola a tutti, sia popolani che commercianti che nobili, immagino che ne seguisse poi un giuramento pubblico, ipotizzo sugli Statuti.
ps : come in qualsiasi posto del mondo, non mancarono (e non mancano tutt'ora) i traditori, spie che vendettero i loro servigi al servizio del nemico, anche tra le famiglie piu' rinomate, oggi invece pronti a vendersi al miglior offerente, almeno una volta venivano banditi dalla citta', ora invece al contrario coprono cariche importanti

e la tergestina?

è storicamente provato che la donna tergestina fosse emancipata quando ancora il resto d'Italia non se lo neanche sognava, poteva avere con il consenso del marito o di un parente, che era forse più un avvallo, un negozio, prestiti, una qualsiasi attività, e molte infatti l'avevano, da tavernaie a venditrici di pane ma anche vere negozianti. Le leggi cittadine del 1300 vietavano sia alle donne che che agli uomini di sposarsi con abitanti di Muggia e/o Capodistria (la cortesia era naturalmente ricambiata anche nelle altre 2 cittadine), inoltre se le donne avessero portato in dote piu' di 100 libbre venete, potevano maritarsi solo con un tergestino, affinche' il danaro non prendesse altre strade (si intende anche l'ex forestiero che pero' avesse avuto la cittadinanza). Gli Statuti cittadini, prevedevano le pene agli uomini che abusavano di una donna, per fortuna ciò non succedeva spesso, erano loro che portavano la dote in matrimonio, ma la gran parte ricevevano in dono dal marito una casa tutta per loro, nel tardo '500 anche l'uomo darà un ricco contributo, come per gli uomini anch'esse erano riccamente vestite, si ornavano di gioielli, collane, bracciali, anelli, orecchini e bottoni d'oro e d'argento, tanto che un Podestà di Venezia nel '300, impone una legge in cui vieta loro l'eccesso (vd. immagine sotto), portavano vesti di raso, velluto e seta, dai colori sgargianti. Donne molto prolifiche, e se rimanevano vedove quasi sempre si risposavano (anche varie volte) e avevano altri figli, avevano un caratterino infiammabile, vari sono i processi dovuti ad offese, percosse, ma anche per adulteri .... in questo caso la donna veniva bandita dalla città e dal territorio, mitico il processo ad una donna che cornificò il marito nella sacrestia della chiesa di s. Antonio vecchio con il precone della città. Nell'assedio fatto da Venezia nel 1462 alla città, gli scrittori del tempo, citarono le donne tergestine che mentre infuriava la battaglia, tiravano sù le pietre delle mura squassate dalle armi venete, per riparare le brecce, in epoca medievale, spesso tra le spese del comune troviamo pagamenti a delle donne che lavoravano come manovali . In un commentario del vescovo Tommasini del 1672 c.a., parlando delle tergestine, cosi' si esprime : sicuramente le piu' belle di tutta l'Istria, fanno molti figli, per la maggior parte vestono alla tedesca.

statuti trieste 

addizione degli Statuti con cui si vietava alle donne di vestirsi sontuosamente
e di portare collane di perle, anelli di grande valore, braccialetti e bottoni d'argento

i nobili-patrizi triestini

casade triestineargomento delicato, solitamente gli storici tendono a magnificarne gli aspetti, tralasciando volutamente ombre e peccati, orbene in verita' all'interno di questa cerchia ci furono si' dei ladri, aprofittatori, spie, traditori, assassini, come in qualsiasi altra parte del mondo, ma ci furono anche personaggi di grande valore, sia civile, morale e militare. In epoca medievale monopolizzarono tutte le cariche che dessero una resa economica, spartendosele poi ad ogni scadenza, cosi' da arricchirsi sempre piu', va pero' detto che furono sempre loro a pagare le imponenti taglie imposte alla citta' dopo gli assedi di Venezia prima e dai francesi poi, la gran parte di essi furono abili commercianti, e alcuni anche abili contrabbandieri, grandi doti di ambasciatori, vennero largamente usati dai regnanti dell'occidente per gli ammiccamenti verso le potenze dell'est Europa e anche con i turchi, furono anche validi capitani delle armate sia imperiali che cittadine, e non difettarono certamente in coraggio, riuscirono a mantenere sempre distanti gli interessi dell'impero dalla citta', ma lo fecero per loro tornaconto, erano perennemente in conflitto con i vari capitani che scoprivano e cercavano di limitare i loro eccessi, e ci furono casi in cui gli scontri furono davvero violenti. Furono propietari o affittuari di interi paesi del Carso, avuti naturalmente da donazioni clientelari di canonici e vescovi loro parenti, i nobili tedeschi che qui giunsero e si stanziarono, vennero assorbiti nel calderone del patriziato cittadino e tramite matrimoni diventarono un tutt'uno. Attorno alla fine del 1800 la quasi totalita' delle antiche famiglie patrizie triestine erano ormai estinte, altri patrizi presero il loro posto, spesso mercanti giunti dopo l'instaurazione del porto franco, arricchitisi tanto da scalare la gerarchia sociale, di alcuni di essi ci rimangono i loro sontuosi palazzi

il triestino mitteleuropeo

come già ampliamente scritto, non esiste più, le ultime tracce si vanno ormai perdendo, ultimi aneliti rimasti, sono lo sviscerato amore per il caffè, sia come bevanda che come ritrovo; il retaggio dell'Austria Felix dell'ordine, file ordinate nelle banche, poste e uffici vari; l'amore per gli animali, a Trieste non esistono cani randagi, e i gatti vengono accuditi da persone (sia maschi che femmine di tutte le estrazioni sociali) che giornalmente, seguendo un consolidato giro delle piazze e giardini, se ne prendono cura; ma quella che fù sempre una delle città più pulite è rimasto solo un lontano ricordo, la tolleranza e la curiosità verso lo straniero è totalmente scomparsa dopo il 1918, così come si sono dileguati i grandi cantieri navali, vanto della città, e di grandi scrittori come un Magris, sono diventati merce rarissima, e sempre più conosciuti all'estero che in casa propria. La cultura non alberga più quì già da molto tempo, ora è ristretta tra pochi personaggi spesso emarginati perche' scomodi all'elite imperante, e sembra che oggi parlare il nostro dialetto pubblicamente, sia disdicevole, mentre alla TV il romanesco e il napoletano spopolano ..... povera la mia città

il triestino di oggi

del primo tipo : precisiamo bene, esistono diversi tipi di triestini, ci sono quelli che lo sono da generazioni, per cui con il bagaglio di tradizioni, usi, cucina, modi di esprimersi, modi di vedere, pensare, molto vicini alla vecchia < triestinita' >, retaggio di genitori vissuti ai tempi dell'impero, del tipo "allegri ma in passion", amano mangiare e bere, lo stare in compagnia, carattere socievole, battuta pronta , facilmente individuabili, possono schernire friulani e slavi (spesso loro consanguinei), ma si trattera' esclusivamente di battute, che mai travalicheranno il rispetto secolare verso gli altri impartito da una severa educazione, tanto che i matrimoni misti sono una normalita' da centinaia di anni, amano in modo sviscerato la citta' che ritengono la piu' bella del mondo, per coloro che ne vivono lontani, e' una ferita sempre aperta, Trieste e' la patria lontana da rivedere almeno un ultima volta

del secondo tipo : figli, nipoti e anche pronipoti di militari, poliziotti, finanzieri, ferrovieri ecc... giunti dal meridione in due ondate, la prima dopo il 1918, l'altra dopo il 1954, parlano il dialetto (la maggior parte), hanno assorbito durante l'infanzia dal contatto con i primi molte delle prerogative nostrane ma, dubito che in casa di napoletani, si festeggi <san Giusto> al posto di <san Gennaro>, per fare un esempio s'intende, in egual misura immagino che in casa di pugliesi, sara' piu' facile trovare le <orecchiette> che un piatto di <jota> e tranne qualche caso raro, non credo che per Pasqua mangino la "titola". I figli di quelli giunti dopo la prima guerra, sono ormai assimilati, se non fosse per i loro cognomi (Esposito, Scalise, Mancuso ecc.. ) passerebbero per "domaci", quelli della seconda ondata invece, piu' restii ad usare il dialetto triestino (che comunque implica un certo sforzo), e a modificare le usanze dei loro paesi d'origine, non sono propriamente integrati, nonostante matrimoni misti, tendono a mantenere un certo distacco

del terzo tipo : figli, nipoti e anche pronipoti, di istriani, qui va subito precisato, ci sono istriani che vivono qui da piu' di cento anni, ma che naturalmente si sentono triestini in tutto e per tutto, infatti hanno assorbito sia la parlata che la stessa visione della vita, non rinnegano la loro origine, ma sono innamorati e grati alla citta' in cui vivono, e ci sono poi quelli arrivati 60 anni fa', la gran parte non si sente per niente triestina, alcuni si considerano adirittura superiori e, mal sopportano chi parla lo sloveno, sbandierano italianita' ad ogni occasione, molto attivi sul giornale locale

oggi, oramai da alcune generazioni, i triestini sono sparsi nei quattro angoli del mondo, i loro figli e nipoti, che ormai non parlano piu' il vecchio dialetto dei loro padri o delle madri, ma attratti spesso dalle antiche radici, cercano sui siti internet, notizie sulle loro origini, e magari scoprono la loro antichissima discendenza, egualmente altri con cognomi oramai incomprensibili, dovuti alle improbabili trascrizioni in altre lontane lingue, a tutti voi auguro troviate cio' che cercate, e siate fieri, discendete da un popolo antico e fiero, e se un giorno riuscirete a visitare la citta' che fu' dei vostri avi, ve ne renderete conto 

triestestoria.altervista

 

Per i non triestini : difficile da capire per chi non è del luogo, quello strano sentimentalismo tipico dei vecchi triestini, per la vecchia Austria, non che allora tutto fosse rose e fiori sia chiaro, ma l'attaccamento secolare all'impero è dovuto a molti fattori, sia storici che trieste fedelissimasociali, è indiscutibile il fatto che la città nel tempo ebbe solo benefici dalla sua appartenenza al vecchio impero, oltre che essere molto in considerazione alla corte, era spesso meta dei vari principi e regnanti, sino ai primi anni del 1900, con l'assegnazione di porto franco a tutta la citta', il conseguente apporto in massa di nuova popolazione, incentivo' il commercio, sia navale che terrestre, il porto vecchio, la ferrovia transalpina, la nascita delle prime assicurazioni, accelerarono l'espansione, poco prima della fatidica guerra, a Vienna si studiava un piano per portare Trieste ad una popolazione di 500.000 abitanti e di potenziare le infrastrutture, cosa che non ebbe proseguo dopo il 1918, il traffico mercantile non aveva uguali nel Mediterraneo, la sola Marsiglia faceva da antagonista, l'ordine regnava sovrano, alcune leggi austriache rimasero in vigore anche dopo l'annessione italiana, non ultima quella che non permetteva di fumare nei cinema e nei teatri, cosa che il resto d'Italia aspetto' per altri 50 anni, l'emancipazione femminile era una parola aliena in questa città, era un dato di fatto da secoli, le donne studiavano, dirigevano, erano artiste, libere nel vestire e nella conduzione della loro vita. Il vasto territorio imperiale permetteva a chiunque di muoversi a suo piacimento e a cercar fortuna nelle piu' remote contrade, l'uso della propria lingua era consentito a tutti, egualmente professare la propria religione, ricchi stranieri giungevano giornalmente dagli angoli piu' remoti della terra, arabi, americani, inglesi, russi, svizzeri, investivano grossi capitali nei commerci e nella borsa, le vie pullulavano di gente a tutte le ore del giorno e della notte, le carrozze a cavallo correvano nei viali per entrare all'interno di case da fiaba dove all'interno si sentiva suonare un walzer, il semplice postino allora conosceva almeno tre lingue, il tedesco, l'italiano e lo sloveno, nei caffè grandi affabulazioni, letture di giornali, socializzazione, l'ordine regnava sovrano, ma non per imposizione, ma per antica cultura e civiltà. Tra tanto bene resta la considerazione che il ricco comunque poteva piu' del povero, pochi furono quelli che riuscirono ad elevarsi socialmente, dal 1800 la ricca borghesia triestina, aveva serrato le fila, chi c'era, c'era, gli altri, anche se validi, nisba ! la consolazione e' dovuta al fatto che quando un ricco falliva, tanta era la sua vergogna, che 9 volte su 10, si suicidava, l'onore era sempre messo al primo posto, a quei tempi la parola aveva ancora un significato. Con l'avvento dell'Italia, il triestino, pieno di speranze e come sempre credulone, si aspettava grandi cose per la sua citta', ma l'unica cosa che vide, che veniva sempre piu' spogliata di tutti i suoi gioielli, perse il suo posto di lavoro, patì la fame, subi' imposizioni, alla fine stanco e demoralizzato parti' per l'America o l'Australia, furono in 20mila, ogni famiglia perse almeno un componente. Adesso capite perche' noi abbiamo sempre quell'aria un po' strana... perche' siamo sempre un po' diversi ... perche' leggiamo molto ... perche' ci dicono matti ..perche' ci commuove l'armonia della Radetzky march ... perche' per noi Vienna, non e' solamente una citta' !

 

 

A conclusione,Trieste nonostante la propaganda ancora oggi (dopo quasi 100 anni!) strombazzi ai quattro venti, non conobbe l'irredentismo dei suoi cittadini, infatti coloro che vengono enunciati come tali, non erano triestini, ma italiani o istriani, persino slavi, venuti quì a cercar fortuna o forse a fare proprio quello per cui vengono tanto osannati, un esempio dell'attaccamento della città all'impero fù la prova del 1848, quando quattro gatti andarono per le strade a manifestare, e per poco non vennero linciati dalla folla, tanto che fù la milizia civica stessa a salvarli. In verità ci furono dei morti in una manifestazione nel 1868 manipolata ad arte dalla solita massoneria, che fomentava giovani studenti (ancora oggi non ha perso il vizio), da questa conseguenza venne deciso lo scioglimento della "milizia civica" rea di aver sparato, vorrei solo ricordare che come succederà anche più tardi, nel 1902, ciò era accaduto in tutto l'impero e non per questioni irredentistiche come vi vogliono far credere. Nei periodi bui dopo la cessione di Trieste all'Italia nel 1918, e con la nascita del nazionalismo che in pochi anni porterà al fascismo (gia' ben presente in Istria nel 1911), queste terre martoriate, subirono innumerevoli onte, i nuovi venuti iniziarono ad importare genti, mentre si organizzò una vera pulizia etnica, vennero stilate delle liste in cui erano segnalati i triestini che avevano avuto simpatia per l'impero austriaco e vennero deportati e sparsi per il territorio italiano, chi vi scrive ebbe la bisnonna relegata in Sicilia, la sorella di lei, in Sardegna, e così via, cose che non trovate sui vostri libri di scuola, vennero sostituiti quasi completamente i lavoratori delle Poste, per la maggior parte della comunità slava, i posti di potere ebbero nuovi proprietari importati ma fedeli, iniziò allora l'anti-slavismo, negli anni '30 poi, venne imposto a tutti i cognomi che non fossero italiani (anche tedeschi o greci), il cambiamento nella forma italianizzata, la città che fù incrocio di genti giunte da tutte le parti, greci, ebrei, turchi, serbi, tedeschi, armeni, ungheresi, boemi, svizzeri, doveva a tutti i costi risultare italiana, l'effetto fù che si spopolò, mentre le nuove genti importate, riempirono le piazze sotto i palchi dei gerarchi di turno, e applaudirono alla difesa della razza (ma lo fanno ancora), la gran parte poi, si impegno' attivamente nel perseguitare e denunciare i non allineati al pensiero monocolore. Ultimo colpo alla triestinita', si ebbe negli anni successivi alla 2.a guerra mondiale, con la definizione dei confini della fù repubblica Jugoslava e il conseguente apporto di esuli dall'Istria fomentati ad arte, e sovvenzionati, dal nazionalismo romano, e i loro capetti agevolati nell'inserimento nelle cariche gestionali di enti pubblici e privati cittadini, cariche che a distanza di anni sono passate ai loro figli o parenti, si accentua così l'antislavismo e l'annullamento della memoria (scomoda per loro) storica triestina, nomi di vie, monumenti, mostre, musei sono dedicati a personaggi istriani anche notoriamente avversi a Trieste, insomma .... i triestini da quel tempo, ormai ridotti a minoranza, non comandano più nella loro città, solo subiscono

ancora una nota :
nonostante molti tendano a spacciarsi per veri triestini "domaci",
in verità non lo sono, ma non immaginavo che
desse tanto lustro potersene fregiare

 

madornale errore del titolo sul quotidiano il Piccolo : non "salvi" ma "slavi" ! 
 italianizzazione nomi 
 italianizzazione nomi 
In merito al nome del paese di s. Dorligo, mi permetto di dissentire, dai documenti del 1300 sappiamo per certo che viene citato sia come Odorlico che Dorligo e raramente come Dolina, si veda pag. : toponomastica→paesi del territorio

 

 

a fine 2016, il mio database di nomi e notizie inerenti a persone dal 1200 al 1800, si avvale di 45mila unità - esempio del mio database QUI

 

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